I Cristiani pellegrini, in via, senza patria, stranieri, sempre in movimento (esodo biblico) e costituisce l’essenza e l’identità del vero credente (cfr. il contenuto di tante orazioni della liturgie eucaristiche)…

Come cristiani abbiamo coscienza che siamo stranieri… la Chiesa non è solo quella che accoglie lo straniero, ma lei stessa è straniera e pellegrina… Il cristiano non solo accoglie gli altri i diversi, ma non può stare senza l’altro, senza gli altri…

Lo straniero svolge un vero e proprio ministero, è un maestro da ascoltare e da cui imparare….

Il monachesimo ci ricorda che quaggiù non si ha dimora permanente: ci si attenda e così si mostra di attendere una patria conformemente a ciò che dice Paolo: “La nostra cittadinanza è nei cieli” (Fil 3, 20).

Ma anche come consacrati, religiosi, presbiteri si rischia il riformarsi di attaccamenti, abitudini, agi, consolazioni che impediscono la libertà, sono zavorra che rendono difficoltoso il cammino, la peregrinatio. Occorre continuamente rinnovare le rotture, i distacchi… Occorre crescere nella povertà e nello spogliamento.

Cristo per primo straniero perché si è espropriato fino alla morte in croce

Maria si è lasciata espropriare: la volontà di Dio (spada) ha trafitto la sua sensibilità

Il battesimo espropria il cristiano fino a farlo vivere in Cristo…